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Il business del bambù, alternativo alla plastica per aziende carbon neutral: assorbe CO2 circa 36 volte più di un bosco

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MILANO – Esistono molte alternative alla plastica: una possiamo ottenerla con delle piante sempre verdi e rigogliose, che crescono molto rapidamente, fino a 20 metri di altezza e 15 di diametro, stiamo parlando del bambù. Tessuti, arredamento, edilizia, accessori e imballaggi possono essere realizzati con questo materiale che la natura ci offre. Con il bambù siamo in grado di sostituire tutta una serie di materiali inquinanti. Questa pianta è in grado di assorbire CO2 circa 36 volte più di un bosco, a parità di terreno occupato. La partita della sostenibilità ambientale può essere giocata tutta in discesa dalle aziende.

In Italia c’è già chi ha fiutato l’affare: si tratta dell’azienda “Forever Bambù”, una holding guidata e fondata dall’imprenditore di origini genovesi Emanuele Rissone, con i suoi 193 ettari piantumati in Italia, che vende il servizio a tutte le aziende che vogliono essere carbon sink (tutti possono acquistare in usufrutto una parte di foresta di bambù). Persino i negozi possono, in base alle proprie necessità, acquistare 8 metri quadrati di foresta per 10 anni, a partire da 300 euro (l’investimento si recupera in un anno grazie agli sgravi riservati alle start-up). Il bambù gigante Moso si sta trasformando in “oro etico”: garantisce un buon rendimento e ripulisce l’aria.