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Amazzonia, polmone del mondo da difendere: necessario archiviare la stagione di Bolsonaro. La campagna elettorale brasiliana riguarda tutti noi

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BRASILE – I brasiliani sono chiamati a scegliere il nuovo presidente tra l’attuale leader di destra Jair Bolsonaro e Luiz Inácio Lula da Silva, quest’ultimo da sempre paladino del “polmone verde del mondo”. Ieri a San Paolo un carosello di moto ha sfilato lungo l’avenida Paulista, la principale arteria della città, per sostenere Lula che negli ultimi sondaggi è in vantaggio proprio al 49% contro il 44% di Bolsonaro (quest’ultimo è un cinico sfruttatore di una delle risorse più importanti del mondo). Il Nature, la più autorevole rivista scientifica d’Europa, ha scritto che se dovesse vincere il presidente uscente sarebbe un disastro per l’Amazzonia. Stiamo sfregiando, infatti, i polmoni del mondo: dopo quasi 4 anni di governo la deforestazione è raddoppiata nella regione amazzonica, dove “non sono stati rispettati i diritti delle popolazioni indigene” – accusa il Nature.

Se Bolsonaro riuscirà a rimanere per altri 4 anni, il danno sarà irreparabile” – aggiunge la rivista, secondo cui la gestione dell’ex capitano dell’esercito “è stata disastrosa per la scienza, l’ambiente, il popolo brasiliano e il mondo“. Lula, invece, si è sempre battuto per la deforestazione zero e per la tutela dell’ambiente. Gli interessi economici in gioco sono molto grossi e lo scontro è stato violentissimo. “La foresta amazzonica è un patrimonio naturale inestimabile da cui dipende l’intera esistenza del nostro Pianeta – spiegano gli attivisti del WWF – La temperatura elevata e costante tutto l’anno e le piogge in grandi quantità sono le condizioni perfette gli altissimi livelli di biodiversità, da quella vegetale a quella animale”.

L’80% della vegetazione amazzonica è costituita da alberi. Bolsonaro ne ha fatti tagliare tantissimi per l’industria e l’allevamento intensivo. “L’Amazzonia assorbe da 150 a 200 miliardi di tonnellate di carbonio e rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’equilibrio climatico del Pianeta – ci ricorda il WWF – Le foreste pluviali forniscono dal 17 al 20% dell’acqua dolce della Terra, per comprendere come funzioni la foresta a contenere questa immensa massa d’acqua occorre pensare che ¼ della pioggia che cade sulla foresta, viene trattenuta dalle foglie e non arriva mai al suolo. Negli ultimi 30 anni abbiamo perso in media una superficie di foresta tropicale pari a 12.000 kmq all’anno, ma in alcune occasioni siamo arrivati anche a 28.000kmq. La deforestazione è la principale causa che minaccia la sopravvivenza del polmone verde del nostro Pianeta: solo nel territorio brasiliano stiamo perdendo una superficie di foresta pluviale equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto”. È per questo che tutti gli ambientalisti incrociano le dita per delle elezioni che potrebbero cambiare il mondo.