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Intervista ad Al Bano: “Farò più il contadino e meno il cantante. Xylella, il leccino ha salvato l’olio. Difendiamo i consumatori dai falsi! Ok al biologico, se lo è davvero”

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di Gaetano Gorgoni 

Al Bano continua a fare concerti ovunque: ha sfornato dei nuovi pezzi destinati a farci cantare ancora, senza mai trascurare la campagna, la sua terra, le produzioni salentine. L’artista, che nel corso della sua carriera ha collezionato 26 Dischi d’oro e otto Dischi di platino, sembra inarrestabile: è deciso a conservare il doppio ruolo di cantante di fama internazionale e di “contadino”, come si definisce lui, facendo prevalere quest’ultimo mestiere in futuro.

Al Bano Carrisi, lei non ha mollato mai gli ormeggi da Cellino San Marco, dalla sua terra, dalle sue campagne. È stato sempre coerente con le sue radici, vero?

“Mai avrei potuto tradire le mie radici. Ho iniziato nel 1972 e il mio motto è diventato ‘vivo per la qualità!’. Perché la qualità ripaga”.

C’è stato un periodo in cui si parlava di spopolamento delle campagne, invece lei non se n’è mai andato, pur essendo un cantante così famoso e avendo poco tempo libero…

“Il cantante ha sempre sovvenzionato il contadino e continua a sovvenzionarlo per donare bellezza”.

Le sue produzioni sono sostenibili? Si parla tanto di sostenibilità ambientale, di agricoltura sostenibile…

“Certo, è un obbligo puntare sull’agricoltura sostenibile: con la mia azienda, da anni, mi sforzo di puntare sul risparmio energetico attraverso l’uso delle rinnovabili e su una produzione che valorizza territorio e genuinità del prodotto, offerto al consumatore in modo trasparente”.

Lei ha puntato su tante produzioni, dal vino all’olio e adesso anche la grappa…

“Io produco il vino in modo tradizionale: innanzitutto, se parliamo di vino, deve nascere dall’uva, dal territorio ed è come un bambino che nasce. Ogni anno nasce e, poi, deve saper invecchiare. Ovviamente è sempre più indispensabile l’aiuto tecnologico per questo tipo di processo: l’innovazione green ha fatto grandi passi in questo campo. La tecnologia serve per avere certezza sulla qualità e sulla buona riuscita di un prodotto che affronta anche un mercato internazionale sempre più competitivo e sempre più assetato di autenticità. Lo stesso discorso vale per tutte le mie produzioni”.

A proposito di questo, come possiamo difendere la nostra agricoltura dai vini taroccati e dal falso made in Italy? Nei giorni scorsi la Coldiretti ha lanciato un allarme su come l’immagine dei nostri prodotti venga danneggiata dal “mercato del falso”…

“La dobbiamo difendere con l’intenzione della difesa, sapendo che si tratta di proteggere non solo i produttori, ma anche i consumatori, che non possono essere raggirati. È un rischio anche per la loro salute!”.

Ci sono molti paesi che per produrre falsi vini italiani o falsi prodotti italiani utilizzano tanti pesticidi o prodotti chimici che qui in Italia sono vietati…

“Non è solo una questione di prodotti vietati, le truffe al consumatore sono tante. Quello che non capisco è come mai l’Unione Europea accetti che paesi come Svizzera, Austria, Germania, Francia possano utilizzare lo zucchero nel vino, che è una cosa contraria alla qualità e alla bontà del prodotto. L’Europa è una ormai! La legge dev’essere uguale per tutti! Non possono circolare prodotti così dannosi”.

Esiste una ricetta per far rifiorire la nostra agricoltura?

“Basta dare retta a chi è davvero competente. Bisogna saper difendere tutti insieme il nostro territorio, le nostre campagne, le nostre radici: i primi devono essere i consumatori, che devono essere consapevoli! Soprattutto il vino e l’olio sono medicina! Sono un patrimonio della Dieta Mediterranea da proteggere, producendoli correttamente, senza sofisticazioni. Quando il prodotto è ottimo, è medicina per il corpo e per l’anima e va difeso con intelligenza”.

Lei per anni ha prodotto un olio di qualità, ma adesso cosa succede con la Xylella?

“La tragedia è piombata anche sulle nostre campagne, ma per fortuna abbiamo sempre avuto un po’ di oliveti fatti dal leccino, l’albero di olivo resistente, e questo ci ha salvati dalla maledizione della Xylella, il covid degli ulivi, come lo chiamo io, che di danni ne ha fatto tantissimi”.

Nonostante la sua carriera di cantante famoso in tutto il mondo, padre di pezzi “sempre verdi”, cantati ovunque, trova il tempo di dedicarsi al duro lavoro della campagna?

“Non immaginatemi dalla sera alla mattina in campagna. ma quando ci sono, con grande gioia, vado a seguire le mie produzioni. Ripeto: ricordatevi sempre che è l’artista che sostiene il contadino!”.

Tutti gli uomini devono riconciliarsi con la natura?

“È l’unico modo che abbiamo per rispettare le nostre radici e il mondo in cui viviamo. Sono nato figlio di contadini e non penso che ci sarebbe mai potuta essere una trasformazione totale”.

Adesso ci sono tanti giovani che investono in agricoltura, ma anche tanti cantanti famosi, diversi divi di Hollywood che investono sul vino biologico… Diciamo che lei è stato il precursore…

“Mi auguro che si riprenda in mano quella che è la nostra cultura millenaria. Valorizzare l’agricoltura significa difendere anche il paesaggio, la nostra storia e i polmoni verdi che ci regalano vita”.

Berlusconi ha promesso di piantare 1 milione di alberi per l’emergenza climatica, una volta al governo (ora è premier Meloni, ma ci sono anche i suoi uomini). Ce la farà?

“Sono pochi! Possiamo fare di più! Comunque Berlusconi ha avuto sempre delle ottime idee”.

Lei ora produce anche una grappa, ma intanto come vanno i suoi vini sul circuito internazionale?

“I miei vini, grazie a Dio, vengono venduti in tutto il mondo e sono molto apprezzati. Ho dato vita a una nuova cantina e voglio arrivare a una produzione di vino di 5 milioni di bottiglie. Anche perché non penso che potrò fare il cantante a tempo pieno a lungo. Nel mio futuro cercherò di fare di più il contadino vinaiolo è un po’ meno il cantante”.

Il vino biologico è il futuro?

“Il biologico va bene, l’importante è che lo sia fino in fondo, senza trucchi!”.