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CNR di Lecce in competizione con i più importanti centri del mondo. La ricerca della salentina Luisa De Marco per un futuro più “green”

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Luisa De Marco, ricercatrice

LECCE – È ufficiale: il Salento compete con i centri più importanti d’Europa nella ricerca di soluzioni “green” per la produzione di batterie. “Si stanno aprendo scenari stratosferici per sostituire materiali non facilmente reperibili come il litio – ci spiega al telefono Giuseppe Gigli, direttore dell’Istitituto di Nanotecnologia del CNR di Lecce – Se domani passassimo tutti all’elettrico, avremmo bisogno della materia prima per fabbricare più batterie, perché passa tutto attraverso le batterie, nel fotovoltaico come per le auto elettriche. La ricerca del CNR Nanotec sta dando un grande contributo alla soluzione di questo problema”. C’è una straordinaria protagonista di questa vicenda: è Luisa De Marco, 44enne originaria di Casarano, una ricercatrice geniale specializzata nelle celle solari di terza generazione e nei dispositivi optoelettronici, una chimica con la passione degli studi interdisciplinari, che è riuscita a vincere il bando dell’European Research Council (ERC) con un progetto innovativo destinato a cambiare in modo radicale la produzione delle batterie elettriche. Il progetto si chiama  HYNANOSTORE (Hybrid nanostructured systems for sustainable energy Storage: Sistema nanostrutturato ibrido per l’energia sostenibile). Luisa De Marco con questo lavoro è riuscita a imporsi all’attenzione mondiale. C’è un modo per fabbricare gli elettrodi delle batterie, con molecole organiche presenti in natura e inesauribili. Questa è l’unica strada per sostituire litio e cobalto, metalli ormai in via di esaurimento. Senza alternative la stessa transizione energetica è a rischio.

Servono batterie per circolare con le macchine elettriche e per far funzionare i nostri pannelli fotovoltaici. C’è una strada tracciata da percorrere per non far sfumare l’occasione di un mondo ecosostenibile. Le batterie sono indispensabili per l’accumulo di energia prodotta dagli impianti eolici e fotovoltaici da immettere in rete quando non c’è vento e non c’è sole. “Ci sono piccole molecole che si chiamano chinoni, estratte dalle corteccie di alcune piante, che potrebbero sostituire i materiali di cui hanno bisogno le batterie – ci spiega Luisa De Marco al telefono- Ho deciso che l’Istitituto di Nanotecnologia del CNR, centro all’avanguardia in cui mi sono trovata molto bene, porterà avanti il progetto per 5 anni: io sceglierò i collaboratori più validi per questa ricerca. Questo finanziamento è una grande responsabilità. Un’occasione unica”. C’è una donna al centro della ricerca mondiale per un futuro più sostenibile: è Luisa De Marco, che dopo essersi laureata a  24 anni in Chimica e tecnologie farmaceutiche all’Università di Modena e Reggio Emilia è tornata al sud, vincendo un concorso nel 2007 per l’accesso al corso di dottorato in Nanoscienze presso il laboratorio di Lecce. È nel Salento che la ricercatrice ha iniziato a lavorare sulle celle solari di nuova generazione, un progetto coordinato dal professore Giuseppe Gigli. Adesso tutta l’Italia fa il tifo per lei.