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Agricoltura in ginocchio, terreni abbandonati con alberi secchi. La protesta, mentre l’Europa dà il via libera agli insetti a tavola

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BARI – I più forti stanno schiacciando i più deboli: tutto sembra favorire le multinazionali, mentre rischiano la chiusura troppe piccole aziende che producono cibi genuini e biologici. Gli ultimi baluardi del chilometro zero provano a resistere. I costi aumentano, i prezzi dei prodotti agricoli italiani salgono e ci guadagna solo la grande distribuzione. Gli agricoltori scendono in piazza  contro la politica italiana ed europea: protestano pacificamente da tutta Italia, stanno difendendo anche la produzione bio dell’agricoltura sana. Il mercato globale sta schiacciando chi produce in maniera genuina, perché i costi di una sana produzione stanno diventando insostenibili: l’agricoltura italiana sta boccheggiando. A questo bisogna aggiungere il fatto che in alcuni territori martoriati dalla xylella o da altre catastrofi naturali, come il Salento, si parla da più di un decennio della ricostruzione del paesaggio senza che nulla di concreto accada. Tutto sembra fermo: 25 milioni di alberi secchi solo nel Salento. Una tragedia che continua nell’inerzia delle istituzioni, che dovrebbero, invece garantire una rigenerazione verde celere.

L’EUROPA DÀ IL VIA LIBERA AGLI INSETTI A TAVOLA

Invece di sostenere adeguatamente l’agricoltura, evitando lo spopolamento delle campagne sempre più ricoperte da pannelli solari, difendendo i piccoli produttori dalle aggressioni speculative delle multinazionali e dei mercati, siamo costretti a subire il business economico degli insetti a tavola ben sostenuto dall’Europa. Eppure difendere l’agricoltura delle piccole aziende e delle produzioni biologiche significa difendere il paesaggio rurale, la cura della terra, il verde che ci serve per l’aria pulita. L’Europa ha dato il via libera alla farina di grillo di recente, sotto forma di polvere parzialmente sgrassata. Oltre a fare i conti con le possibili allergie che potrebbero provocare questi nuovi cibi (ci sono già diversi chef che utilizzano vermi e altri insetti nei loro piatti), si rischia di disperdere risorse che invece potrebbero essere investiti per rinforzare le produzioni del made in Italy. Dopo le larve e le locuste, mangeremo anche grilli. Siamo sicuri che tutti faranno attenzione alle etichette per capire cosa stanno mangiando? Nessun problema se qualcuno cerca consapevolmente di assaporare gli insetti a tavola, l’importante è saperlo! Ma soprattutto è fondamentale non disperdere risorse che, invece, dovrebbero sostenere l’agricoltura biologica, il cibo sano prodotto dalla nostra terra, evitando che la grande distribuzione faccia guadagni immensi sfruttando il produttore iniziale, che viene spesso sottopagato.

LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI

A Bari, venerdì 26 gennaio alle ore 10.30, presso l’Hotel Parco dei Principi, arriveranno delegazioni di imprenditori agricoli da tutta la Puglia. L’incontro-assemblea è stato convocato da CIA Agricoltori Italiani di Puglia per continuare la mobilitazione su 5 questioni da cui dipende il rilancio di un comparto, quello agricolo, che sta vivendo un periodo di grandi difficoltà: riforma della PAC, costi di produzione, calamità e fitopatie, concorrenza sleale e burocrazia.

Il presidente CIA lancia la sfida:“Noi non ci fermiamo e non ci fermeremo fino a che gli agricoltori e la nostra agricoltura non avranno risposte su tutte le questioni che abbiamo messo in evidenza in questi mesi sulle emergenze ancora insolute da cui dipendono il presente e il futuro del comparto primario. Bisogna ripartire subito dalla riforma della PAC che, così com’è, evidenzia limiti e fallimenti evidenti, ma occorre che le istituzioni a tutti i livelli prendano coscienza anche della necessità di interventi che riducano i costi di produzione, dal gasolio alle materie prime-  aggiunge Sicolo. “L’Europa deve essere amica dell’agricoltura, occorre ci metta nelle condizioni di produrre di più, non che freni il comparto”. Per non parlare delle conseguenze di calamità e fitopatie, con gli agricoltori lasciati a se stessi. CIA Agricoltori Italiani di Puglia non si ferma, perché le questioni su cui gli imprenditori agricoli hanno diritto a risposte vere ed efficaci sono sempre di più: lotta alla Xylella, rigenerazione olivicola nei territori colpiti dal batterio, limiti del sistema Agricat, taglio del sostegno all’accesso agevolato alle assicurazioni, concorrenza sleale sempre più sfrontata e selvaggia”.

Venerdì 26 gennaio, a Bari, si tornerà a discutere anche del sostegno alle filiere, delle misure che garantiscano e applichino i criteri di certificazione e tracciabilità dei prodotti, la situazione delle cartelle esattoriali emesse dai Consorzi di Bonifica commissariati. Un capitolo fondamentale, inoltre, è quello che riguarda le zavorre della burocrazia. Al centro delle rimostranze degli agricoltori ci sono anche le questioni dei contributi e del mancato esonero Irpef: “Così il Governo penalizza soprattutto i giovani. La mobilitazione continua su ciascuna delle questioni evidenziate, compresa la richiesta al Governo di attivare immediatamente il Registro Telematico e tutte le azioni previste da Granaio Italia. Noi non ci fermiamo, l’agricoltura e i nostri agricoltori pretendono risposte”.

IL “NO” DI FEDERBIO ALLA CARNE SINTETICA

Dopo gli insetti, c’è qualcuno che in Europa sta puntando sulla carne sintetica: un gran de affare per certe multinazionali. “Bisogna fermare un pericolo che si sta profilando all’orizzonte, vale a dire l’immissione in commercio di prodotti alimentari di origine sintetica, a partire dalla carne”- questo l’obiettivo della petizione firmata nei mesi scorsi dalla Presidente di FederBio in occasione del “XX Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione”, organizzato da Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House – Ambrosetti. Dopo la prima autorizzazione al consumo da parte della Food and Drug Administration (Fda) di un prodotto a base di carne sintetica, il pericolo è che in tempi rapidi si potrebbe aprire la strada alle prime richieste di autorizzazione per la commercializzazione di carne sintetica anche in Europa.

Tutto ciò, non solo è in contrasto con la cultura alimentare del nostro Paese, ma una deriva tecnologica di questa portata è proprio il contrario di quello che serve per il futuro. Per FederBio occorre puntare sul consumo di carne biologica, proveniente da allevamenti sostenibili, rispettosi della biodiversità, attenti alla valorizzazione delle risorse naturali e in grado di generare solidi legami all’interno dei territori e delle comunità in cui sono insediati. Gli ingenti investimenti nella Ricerca & Sviluppo dedicata alla produzione di alimenti sintetici, tra i quali la carne, sono un chiaro indicatore di come questo mercato stia capitalizzando l’interesse delle multinazionali e delle aziende Hi-Tech che vedono in questo segmento un’area per generare nuovi e consistenti profitti.

Commentando la firma dell’appello di Coldiretti, Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, ha sottolineato: “Sottoscriviamo con convinzione l’iniziativa di Coldiretti perché crediamo che sia fondamentale porre subito un freno alla deriva del cibo sintetico. La necessità di conversione degli allevamenti intensivi deve puntare sulla valorizzazione di quelle realtà locali che operano con metodo biologico ed estensivo, basato su un approccio agroecologico, che prevede animali al pascolo che favoriscono la fertilità del suolo. Peraltro, crediamo che sia totalmente insensato che la produzione di cibo sia consentita a multinazionali attive in settori che nulla hanno a che fare con questo comparto strategico, concentrando sempre di più la produzione di cibo in mano a pochi. L’agroecologia che sta alla base delle produzioni biologiche, insieme all’ambiente, alla biodiversità e alla salute, mette al centro la dimensione sociale nella quale sono gli agricoltori e le comunità locali i protagonisti della produzione di cibo”.

Maria Letizia Gardoni, Presidente di Coldiretti Bio e membro dell’Ufficio di Presidenza di FederBio, ha commentato: “Qualità e tradizione non sono aspetti che si possono ricreare in laboratorio, ma sono il frutto di una storia che contraddistingue la produzione agroalimentare italiana da secoli. Crediamo sia profondamente sbagliato rescindere il legame che esiste tra i nostri territori e la produzione alimentare, affidando alla chimica la produzione di cibo che, in particolare nel nostro Paese, è invece sinonimo di cultura. Siamo lieti che FederBio, insieme a numerosi altri portatori d’interesse, abbia aderito al nostro appello affinché il cibo ‘in provetta’ sia tenuto lontano dalle tavole degli italiani”.