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La battaglia per il “cibo pulito”: stop ai “veleni a tavola”. Attenti all’assunzione prolungata di nitriti. FederBio: tolleranza zero per chi froda nel biologico

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I consumatori chiedono sempre di più “cibo pulito”, produzioni senza pesticidi e sempre meno impiego di chimica. Avanza il movimento pro biologico: la richiesta è di rispettare i cicli naturali, utilizzando tutte le armi che la natura ci dà per produrre alimenti che non danneggino la salute. Anche con alcuni additivi bisogna andarci piano: si tratta di sostanze che vengono aggiunte agli alimenti, specialmente industriali, per preservarli da contaminazioni microbiche, irrancidimento e per migliorarne l’aspetto e la consistenza. I nitrati e i nitriti, infatti, utilizzati soprattutto nella conservazione della carne e degli insaccati, possono subire delle modificazioni chimiche che li trasformano in nitrosammine, molecole potenzialmente cancerogene. “L’assunzione alimentare prolungata di grandi quantità di nitriti è associata a un aumento del rischio di sviluppo del cancro allo stomaco e del cancro all’esofago – spiegano i ricercatori della fondazione Fondazione AIRC  – Andrebbero quindi evitati o fortemente ridotti i cibi contenenti nitrito di potassio (E249), nitrito di sodio (E250), nitrato di sodio (E251) e nitrato di potassio (E252), presenti soprattutto nella carne in scatola, negli insaccati e nelle carni lavorate”.

I PESTICIDI NELLE PRODUZIONI AGRICOLE

Un altro grande problema è quello dei pesticidi nella produzione agricola: alcuni sono particolarmente pericolosi per la salute degli operatori agricoli e dei residenti, oltre che dannosi per gli insetti. Il glifosato, che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della salute ha classificato come “potenzialmente cancerogeno”, risulta essere il quinto pesticida più comunemente impiegato nei meleti altoatesini. È stato rilevato anche il clorpirifos metile (vietato dal gennaio 2020, ndr) in alcune produzioni, pericoloso perché può causare disturbi dello sviluppo neurologico dei bambini in stato embrionale”. I pesticidi, approvati per l’uso nell’agricoltura convenzionale e integrata, sono chiaramente più pericolosi per l’uomo e l’ambiente rispetto alle sostanze attive presenti in natura approvate nell’agricoltura biologica.

LA BATTAGLIA DI FEDERBIO

Da sempre a fianco delle forze dell’ordine per combattere le truffe nel biologico, FederBio ringrazia la Procura di Santa Maria Capua Vetere, gli investigatori della Guardia di Finanza e dell’ICQRF del MASAF per la recente operazione che ha consentito di scoprire una rilevante frode nella commercializzazione di prodotti falsamente dichiarati biologici.

L’indagine comprende note aziende, al momento sono sette le persone indagate, per cui sono scattate le misure cautelari. Otto le realtà coinvolte con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al falso ideologico e alla frode aggravata.

La più importante organizzazione del biologico italiano sottolinea che, se confermata, l’inchiesta può consentire di fare pulizia in comparti agroalimentari tipici del Made in Italy come le conserve a base di pomodoro e le mandorle.

Da anni FederBio è parte attiva nel segnalare alle Autorità competenti situazioni a rischio frode, in particolare in alcuni comparti e territori critici come quelli che sono stati oggetto delle indagini da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere. La Federazione propone, inoltre, soluzioni concrete per migliorare il sistema dei controlli che integrano le moderne tecnologie digitali per garantire un monitoraggio, preciso e in tempo reale, delle tecniche di produzione e una vera tracciabilità anche nel caso di filiere complesse.

“In questa delicata situazione congiunturale, in cui anche il mercato dei prodotti biologici risente delle difficoltà delle famiglie italiane è ancora più importante garantire la massima trasparenza e rassicurare i consumatori sul rigore con cui vengono scoperti e perseguiti coloro che frodano sottolinea Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio – Episodi come questi nel casertano costituiscono un grave danno di concorrenza sleale per tutti i produttori biologici onesti, pregiudicando anche i cittadini che scelgono un’alimentazione sostenibile a base di prodotti bio.

Recentemente abbiamo sollecitato il Governo affinché dia attuazione alla delega sulla riforma del sistema di certificazione dei prodotti biologici, e questa indagine dimostra come non ci sia più tempo da perdere”.