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Gas, dalle speculazioni del mercato di Amsterdam alle sanzioni boomerang contro la Russia. L’idea del professore Forges Davanzati

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Le fallimentari politiche energetiche italiane ci hanno legati mani e piedi alla Russia (ma anche agli USA) facendoci indietreggiare sulla decarbonizzazione a cui aneliamo da decenni. Oggi la dipendenza dal gas ci sta costando molto cara. Rischiamo un clamoroso tracollo economico (ci sono bollette che passano da 27mila a 120mila euro, come denuncia oggi l’azienda Brivio di Robbio). Quindici Stati europei sono a favore di un tetto generalizzato al prezzo del gas, ma per la maggioranza qualificata servono 15 Paesi che rappresentino oltre il 65% della popolazione Ue. Perché non riusciamo a mettere un tetto al prezzo del gas? A cosa serve un’Europa che non riesce a dare risposte veloci nemmeno quando siamo sull’orlo del precipizio?

La risposta ce la dà il professore di Economia Politica presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università del Salento, Guglielmo Forges Davanzati: “Ci sono alcuni paesi europei che producono gas e non hanno interesse all’inserimento di un tetto che non faccia lievitare oltre un certo punto i prezzi”. Professore, quindi c’è la solita storia dell’Unione europea disunita in cui ognuno pensa al suo tornaconto…

“La Russia ha il monopolio per esportazione e produzione. Bisogna costituire un monopsonio europeo (unico acquirente) così si può evitare che ognuno faccia i fatti suoi. Bisogna contrattare tutto insieme secondo un prezzo stabilito dall’Europa. Non c’è accordo perché ognuno ha interessi contrastanti. I comportamenti dei gruppi degli operatori economici tendono a creare incentivi per violare gli accordi. I due paesi che si oppongono al price cap sono Norvegia e Olanda, che sono i principali produttori di gas”.

Insomma, bisogna imporre un unico prezzo che costringa tutti di non cambiarlo. Ma c’è la difficoltà che questa operazione induca la Russia a limitare l’erogazione di gas, facendo saltare l’accordo.

Ora l’Italia, si trova di fronte a un’emergenza drammatica e non basteranno i pochi impianti di energia rinnovabile a salvarla. Il professor Forges Davanzati suggerisce, per evitare il tracollo di imprese e famiglie,  la dilazionare dell’incremento delle spese miliari sul PIL. Nel decreto Ucraina di aprile scorso il governo Draghi voleva aumentare le spese militari al 2% del PIL, rispetto all’1,50% di oggi (parliamo di miliardi di euro). Oggi si è provveduto a una piccola dilazione passata inosservata dalla stampa nazionale. L’inflazione nel frattempo è aumentata all’8,4% (fonte ISTAT). L’impennata dell’inflazione è causata dalla riduzione dei flussi di gas dalla Russia, dovuta alle contromisure imposte da Putin a seguito della partecipazione italiana alle “sanzioni americane”. Insomma, abbiamo azionato un boomerang che torna indietro colpendo la nostra stessa economia. “Chi non ha sanzionato la Russia ha un’inflazione molto inferiore alla nostra – spiega il professore – Il prezzo del gas sta facendo lievitare anche tutte le altre materie (compresa elettricità e prodotti alimentari). L’inflazione è aumentata a giugno, dopo il decreto Ucraina, da ciò deriva l’opportunità di dilazionare ulteriormente le spese militari, senza violare i nostri accordi con la Nato (è da notare che gli accordi informali, non giuridicamente vincolanti, risalgono al 2014 e sono stati mantenuti da pochi paesi dell’alleanza). Si tenga anche conto che verrebbero liberate ingenti  risorse per sostenere il reddito delle famiglie in difficoltà e delle imprese schiacciare dal caro-bollette. Le spese sociali hanno un effetto moltiplicativo maggiore delle spese militari, perché destinate a famiglie con elevata propensione al consumo”.

IL MERCATO DI AMESTERDAM DOVE SGUAZZA LA SPECULAZIONE

L’Europa non riesce a frenare la speculazione che si fa sul prezzo del gas, ma le radici di questo dramma sono nel neoliberismo spinto che ha lasciato mano libera ai mercati. “Il mercato di Amsterdam, dove si stabilisce il prezzo del gas, è stato liberalizzato da un decennio e questa è la prima questione – spiega Forges Davanzati – Questo è il chiaro fallimento del neoliberismo, perché si pensa, dal punto di vista liberista, che un’economia di mercato sia sempre massimamente efficiente. In realtà il mercato sta generando povertà e miseria. Dobbiamo sospendere l’iter parlamentare, ma il governo Draghi sta accelerando per la sudditanza agli Stati Uniti chiudendo gli accordi con gli americani sull’aumento delle spese militari. Il Financial Times, in un recente articolo, ha spiegato  che le sanzioni alla Russia sono solo controproducenti per l’Italia: ci guadagnano gli Stati Uniti che hanno il loro gas naturale e ce lo vendono a un prezzo molto più alto di quello russo. Politicamente è difficilissimo intervenire sul mercato di Amsterdam perché ci vorrebbe un accordo internazionale. Quando crei un mercato crei un giro di interessi e di speculatori che movimentano miliardi sulla base dei prezzi attesi e che cambiano inintenzionalmente”. Oggi il mercato si è riempito di potenti acquirenti (come Cina e India) e pochi vogliono vendere, perché il rischio di non avere gas è altissimo. Con tanta domanda e poca offerta il prezzo sale, come le speculazioni, che non sono sul prezzo di mercato, ma sui derivati che servono a coprire il rischio. In questo incubo ci siamo entrati dentro a piedi uniti e adesso è il tempo di rimediare pensando anche a un futuro più green, libero dai combustibili fossili.

Gaetano Gorgoni