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Al Bano, le produzioni agricole che valorizzano il territorio, il vino e la grappa made in Salento puntando alla sostenibilità

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CELLINO SAN MARCO – Al Bano Carrisi, l’ugola d’oro italiana tra le più famose del mondo, protagonista di successi internazionali “sempre verdi” nel firmamento musicale, non ha mai abbandonato le sue radici, la sua terra, la sua Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. Il suo primo vino importante l’ha chiamato come il suo papà, Don Carmelo, e anche il suo ristorante. Negli anni ‘50 aiuta i suoi genitori in campagna, raccoglie le olive, apprende l’antica arte della cura della terra, poi quando cerca fortuna a Milano, si arrangia come cameriere. Ora è uno dei cantanti più famosi del mondo, ma ha anche il suo ristorante dove offrire i preziosi frutti prodotti in diversi ettari di terra. Avrebbe potuto cementificare, lasciar perdere, come tanti altri colleghi famosi, ma lui ha saputo valorizzare le proprie radici, puntando su un’agricoltura “saggia”, “tradizionalista” e sostenibile.

In un piccolo paese del brindisino il celebre cantante cura 60 ettari di bosco secolare dove nascono i porcini neri, si intravedono cavalli arabi allo stato brado e si producono prodotti di qualità seguendo i cicli naturali e una filiera sostenibile. I piatti tipici del Salento svettano maestosi, ma soprattutto la produzione enoica è di tutto rispetto: Al Bano produce l’assortimento completo dei vini del Salento e della Puglia, fa anche un’ottima grappa e un eccellente olio extra vergine d’oliva. La Grappa è parte della plurisecolare tradizione italiana: nella foto di copertina vedete Al Bano con Marcello Campeggio, esperto internazionale e collezionista di grappe, con cui ha discusso nei giorni scorsi di questo noto patrimonio italiano indiscusso e prodotto in tutto il mondo. Il cantante ha puntato sulla qualità: la sua grappa, infatti, viene ottenuta dalla distillazione in corrente di vapore delle vinacce di uve primitivo secondo gli antichi canoni dell’arte distillatoria italiana. “Si presenta cristallina tanto nella trasparenza che nella tonalità di colore, dal profumo intenso con note floreali e decisamente franca al palato – spiega -Da gustare a fine pasto e nei momenti che contano”. Anche queste produzioni fanno parte della valorizzazione del territorio, che non viene sfruttato con produzioni insostenibili, ma che viene curato, arricchisce il paesaggio e crea economia virtuosa.