Il ministro Cingolani annuncia la svolta dei biocarburanti per le auto: si perderanno posti di lavoro, ma ne nasceranno di nuovi

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    Addio alle auto a benzina e a diesel: la svolta dei biocarburanti nella mobilità è già presente, insieme a quella delle auto elettriche. Intanto, le auto alimentate dall’energia pulita avanzano nelle nostre città, silenziose è sempre più efficienti, però il problema delle batterie per caricarle resta aperto. Per i mezzi più pesanti c’è la soluzione dei biocarburanti. I nuovi sintetici consentono di abbattere la produzione di Co2 conservando lo stesso motore. Lo stop alle auto a benzina e diesel nel 2035 non è poi così lontano: sarà un cambiamento epocale, ma inevitabile. Chi non potrà permettersi di acquistare l’auto elettrica entro quella data, potrà utilizzare queste tecnologie sostenibili, cioè carburanti biologici non inquinanti. Un biocarburante è un combustibile la cui energia si ottiene attraverso il processo di fissazione biologica del carbonio. In altre parole, si tratta di un processo che prende carbonio inorganico (principalmente sotto forma di CO2) e lo trasforma in composti organici. Questi carburanti vengono impiegati come alternativa ai combustibili fossili, per tutti gli usi della mobilità: vengono usati per alimentare motori termici, generare gas naturale oppure essere sfruttati per produrre energia elettrica.

    I biocarburanti vengono ottenuti attraverso sostanze organiche sia vegetali che animali, quindi sono fonti rinnovabili, anche perché, a differenza di petrolio, carbone e altri minerali, la loro disponibilità non è limitata né nelle quantità né nel tempo. Superare i vecchi carburanti, però, non è un passaggio indolore. Lo vediamo già con i problemi che pongono i motori elettrici. «È una sfida enorme. Le batterie sono l’epicentro del cambiamento – ha spiegato il ministro Roberto Cingolani al giornalista Fabio Savelli, in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera  Le materie prime necessarie a i motori elettrici, il litio e altre terre rare, sono in larghissima parte presenti in Cina, per cui anche se l’Europa si impegna a costruire batterie, la sua dipendenza dalle materie prime cinesi sarà molto superiore a quella che adesso abbiamo dal gas e dal petrolio russo. Le batterie poi vanno caricate con energia elettrica rinnovabile altrimenti si perde l’effetto ambientale». Insomma, la grande sfida è tutta qui, mentre i ricercatori italiani cercano di superare con nuove scoperte il problema delle ricariche e dei materiali necessari a costruire batterie, oggi è chiara la strada intrapresa. Le batterie accumulano circa 300 wattora per 1 kg di peso: ne servono decine di migliaia per sostituire la mobilità classica. Naturalmente nel primo periodo saranno a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, ma inevitabilmente ne nasceranno molti altri”. Il ministro è consapevole che la tutela dei livelli occupazionali deve partire da oggi specializzando e riqualificando i lavoratori a rischio. A fianco alle auto elettriche, in attesa di superare il problema della produzione delle batterie, protagonisti del cambiamento radicale della mobilità saranno anche i biocarburanti.